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SMART WORKING E LAVORO IN PRESENZA IN TEMPI DI PANDEMIA

A pochi giorni dalla firma dell’accordo che regolamenta lo smart working nel privato, arriva la presentazione di una ricerca che ha indagato come il lavoro agile e il lavoro in presenza nella pandemia siano stati vissuti da un campione di 300 lavoratori e lavoratrici di alcune imprese cooperative associate a Legacoop Veneto. Da una parte lavoratori più autonomi e “digitali”, dall’altra datori di lavoro più flessibili e meno orientati al controllo: sono le caratteristiche principali del lavoratore smart e del leader smart ideali, richieste per garantire il benessere delle persone coinvolte in lavoro agile e la migliore organizzazione per l’impresa. È quanto emerge in sintesi dall’indagine, avviata lo scorso febbraio e condotta da Legacoop Veneto e Inail-Direzione regionale Veneto, all’interno di un progetto più ampio dal titolo “La prevenzione del rischio stress lavoro correlato: strategie di work life balance nello smart working e nel lavoro in presenza nell’attuale scenario sanitario.


Primo in Veneto concentrato a monitorare la situazione all’interno dalle cooperative, il progetto nasce dalla consolidata partnership di Legacoop Veneto e Inail-Direzione Regionale Veneto, con la collaborazione di Isfid Prisma, società di servizi di Legacoop Veneto. A ispirarlo e guidarlo, la consapevolezza che nell’attuale congiuntura pandemica, tra i diversi rischi nell’ambiente di lavoro, c’è anche quello di un aumento dei livelli di stress con gravi effetti sul benessere psicologico-emotivo delle persone: rischi psicosociali derivati dall’incertezza presente e futura riguardo la situazione lavorativa, ma anche dai cambiamenti nei processi e nelle modalità di lavoro, organizzative e non solo.


Il progetto intende consegnare alle imprese strumenti di conoscenza e linee guida utili per prevenire e ridurre i rischi di stress da lavoro correlato e insieme evitare situazioni nocive per il benessere dei lavoratori e le imprese stesse. Così l’indagine ha analizzato lo stato di benessere e il livello di stress per mezzo di un “termometro emozionale”, strumento in grado di quantificare le emozioni provate nel periodo emergenziale dalle persone, in modo particolare rispetto al contesto lavorativo, sia da remoto che in presenza. E ancora si è indagato sull’adeguatezza degli strumenti a disposizione, sulla congruità degli orari lavorativi, sulla situazione familiare e le eventuali criticità di gestione.

 

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